"Un giorno o l'altro mi metto in ghingheri " di Antonio Zucconi

PREMIO PER IL MIGLIOR MONTAGGIO

Antonio Zucconi

Il solipsismo e l’isolamento dell’individuo assoluto, condizione economica e morale escussa e messa alla prova in questo lavoro, pare costituirsi come uno degli assi tematici privilegiati attorno ai quali l’opera di Zucconi, come sempre ottimamente assistito da Bolzonella, dispiega le proprie armi analitiche e le amene digressioni. Teso ma meditativo, compresso e ironicamente introverso, il cortometraggio affronta la difficile sfida di un soggetto tanto preciso e riconoscibile quanto riportato al trattamento razionale, diremmo filosofico, di spunti drammatici appositamente liberati dal maggior numero possibile di desinenze particolari. Il dispositivo messo in opera, implacabile conventio ad excludendum, elimina la parola solo per lasciare nuda e inevasa l’urgenza dell’interpellanza e della felice dissoluzione nel sociale, comicamente piegata al più vacuo cliché, ad ipotesi di anodino e festevole trattenimento. Emergono su tutte la cifra dinamica dell’inseguimento e quella figurale e fabulatoria del rispecchiamento.

L’ambiente è un appartamento de-realizzato, luogo mentale, elastico, epitome del quale può essere indifferentemente un frigorifero o un forno a microonde, adattato alla peripezia di Astutillo Smeriglia soprattutto grazie alla sorvegliata giustapposizione dei quadri, al montaggio quindi, eminente catalizzatore del progetto che la giuria ha voluto premiare.