OZUfilmfestival.it
Festival internazionale del cortometraggio
San Luca e Signora di Antonio Zucconi
PREMIO PER IL MIGLIOR SCENEGGIATURA

A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili?
Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato;
Vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto
(Luca 7, 31-32)
Onde sgombrare il campo da equivoci, precisiamo subito di aver compulsato le Sacre Scritture per riprodurre il gesto del protagonista del corto di Zucconi, premiato per l’indiscussa padronanza dimostrata nel disvelarci un universo autoregolato e infinitamente attingibile, nei confortevoli ed esilaranti recessi del quale siamo introdotti in virtù del magistero dell’autore. Tentando di riprodurre un’analoga riposata neutralità dell’approccio (disposizione né devozionale né sadicamente iconoclasta) abbiamo sfogliato la stessa comunissima edizione ufficiale della CEI, divulgata urbi et orbi ad usum catechumeni.
Affrontando il motivo della divinità, che non gli è alieno (o forse sì, ma nel senso della science fiction sempre disponibile come ne L’invadenza di Azuzl firmato in coppia con Filippo Fraternali, che ci ha contagiato un anno fa…), Zucconi riesce a districarsi nel ginepraio dei massimi sistemi, evitando gli acuti striduli del bestemmiatore persecutorio come il salmodiante falsetto del dogmatico iconodulo. I suoi personaggi appaiono innocenti, forse perché abitano un contesto di vacanza ontologica, un serbatoio situazionale inadatto invece a suscitare peripezie dilemmatiche; se pure sbriciolassero e sezionassero l’oggetto libro summenzionato, lo farebbero con spirito immediato ed empirico, da osservatori di una realtà integralmente superficiale, magari per discernere la substantia di cartone compresso sotto il primo strato gommato della sovracoperta.
Il frammento in calce alle insufficienti righe del nostro encomio non vuole essere più o meno pertinente rispetto ad altre possibili citazioni. L’eroe del lieve apologo filmico affronta il testo biblico come se avesse per le mani la Traumdetung oppure, il che fa lo stesso, un manuale di ragioneria.
L’aureolato Luca del titolo NON è il terzo evangelista, né il Beato Luca Belludi da Padova, né l’asceta Luca di Demenna o il Luca di Melicuccà Vescovo. San Luca, nell’universo zucconiano è piuttosto qualcosa a metà tra uno status accessibile, una patente di competenza, un achievement: tramortita la tensione esegetica sotto i colpi del pensiero debole, il decalogo si presenta come indiscutibile scheletro testuale, scaletta performativa, specificazione di termini contrattuali, ordine del giorno.
