OZUfilmfestival.it
Festival internazionale del cortometraggio
Keep Silent di Francesco Arcuri
PREMIO PER LA MIGLIOR REGIA

Keep Silent ci ha colpiti per la determinazione e l’efficacia del gesto tecnico adottato dall’autore, inteso a restituire sul video la marcia stregata del passo uno, soluzione tradizionale del cinema in pellicola per ottenere l’animazione degli oggetti.
Da Segundo de Chomon a Jiří Trnka, fino alle mirabolanti invenzioni di uno Henry Selick, molti sono i nomi che potremmo associare alla vitalità di questa sorta di scuola parallela, disciplina del frankensteinismo fotografico che, giocando con l’arresto del trascinamento (e oggi meticolosamente sfruttando le possibilità dell’editing digitale), mostra una vocazione precipua alla produzione di fantasmagorie, nella saldatura più coerente tra il mondo della macchina e lo spirito stuporoso e immaginifico dell’infanzia. A questa robusta tradizione, con il suo corredo più classico di riferimenti iconologici e letterari (dai fabliaux a Lewis Carrol, Baum, Andersen etc.), guarda con lucida consapevolezza progettuale l’autoproduzione di Francesco Arcuri, conquistando un riconoscimento dalla nostra platea e dalla giuria. La padronanza dello stile emerge nell’amalgama di tutti gli elementi, a partire dalla colonna sonora appositamente composta, e pienamente rientrante nella dimensione della narratività. Il controllo assoluto del set esalta l’autorità nella direzione di attori, che tali non sono.
Ma le leggi “naturali” sottese alla produzione cinetica ci raccontano di un cosmo incessantemente rimanipolato, amorosamente pupazzato, aggiustato con pazienza di newtoniano orologiaio, e di una energia dileguata di quadro in quadro, da imprimere daccapo per piegare l’immobilità naturale alla sintesi illusionistica. L’ossatura della fiaba è mantenuta presentando il tragitto solitario di una bambola come percorso di esplorazione e ricerca, tra squarci di meraviglia e segni di incerta leggibilità, inquiete allusioni alla fugacità dell’esperienza, forse tracce di un rito apotropaico. I personaggi che animano la notte di natale sono appunto cose, oggetti, anch’essi appartenenti ai due regni della fantasia (giocattoli, biglie, burattini) e dei meccanismi di riproduzione della luce, del movimento e del suono (microsolchi, carillon, pupazzi a molla, le decorazioni dell’albero). La promiscuità dei regni può generare l’incanto plastico e poetico di una metamorfosi, di una confusione (la farfalla), ma è segnata dalla precarietà. Pure, il ritorno della bambola nel grembo di una scatola non avviene sotto il segno del ritorno alla materia inerte: calandosi all’interno, trova una sua trascendenza, in quanto fancy, evaporando nella magia di un effetto dunning.
