24…Eh! (Con Que…24!) di Lucas M. Figueroa

PREMIO PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ASSOLUTO

Il pubblico in sala

La giuria ha deciso di premiare come miglior cortometraggio assoluto l’opera dell’argentino Lucas M. Figueroa. Con que…24! Si dimostra un lavoro compatto ed efficace, in cui ben si riconosce il polso maturo nella precisa gestione di sviluppo e risultato finale.
L’autore ha realizzato un meccanismo perfettamente oliato in cui la dicotomia dei mondi rappresentati agisce su diversi piani. L’universo femminile, filmicamente relegato allo spazio della cucina, contrapposto al tragico salotto del marito, risulta volutamente più sfaccettato. Il rimorso ed il rimpianto dimorano ancora solo nell’animo della donna. La condivisione dello spazio potrà ormai avvenire solo per la celebrazione della morte.
L’intrigante meccanismo narrativo è perfettamente calzante alla dimensione del corto, con cui Figueroa riesca a convivere caricandolo di elementi abbozzati che ne determinano però la precisa connotazione estetica e sociale.
Notevole contributo alla riuscita complessiva dell’ opera è da ascriversi all’ottima prova dei protagonisti Tomás Sáez e Mabel Escaño, magistralmente diretti dall’autore, che conferma perciò il controllo e la consapevolezza del proprio percorso.
Non si potrà tacere della peculiarità ispanica del film; sovraesposta e volutamente stereotipata attraverso gli stilemi della corrida. Il corto si nutre infatti dei positivi influssi della nuova generazione di autori iberici, tra i più presenti senz’altro Alex De La Iglesia, del quale Figueroa avrebbe potuto a buon diritto sfruttare uno tra i titoli più celebri, “Crimen Perfecto” appunto. Procedendo in una leziosa analisi storiografica non si potrà trascurare la lezione di Hitchcock, nella calibrata gestione delle atmosfere thriller. Ma anche Berlanga e Ferreri, soprattutto nel periodo spagnolo, e una luminosa ferocia di matrice buñueliana.
Su questa linea quindi si inserisce perfettamente Figueroa, in un cinema dell’ eccesso, della forzatura, dell’ altalena tra paradosso e grottesco, nutrito dalla fertile ispirazione del noir.
Un felice esempio di letteratura filmica vivificata da humor nero e da escursioni nel pulp. In perfetto equilibrio tra black comedy e thriller con situazioni limitrofe allo splatter, dichiarate senza indugiare nel mostrare gli aspetti più sgradevoli o solo suggerite e sfumate, come nell’eccellente finale.
Non si rispettano quindi i canoni di una bellezza perfetta, ma se ne costruisce una ex novo, con una coerenza difficile da riscontrarsi, specie, pare un paradosso, nel formato breve.